venerdì 3 ottobre 2008

Ultimi giorni per il sondaggio sulla scuola superiore

Sto raccogliendo ancora i vostri voti al piccolo sondaggio proposto, nella colonna qui a sinistra.
L'importante ora è anticipare le finalità con le quali l'ho proposto: far capire come gli stessi dati, reali, possano a volte essere presentati in maniera opportuna per presentare due facce diverse della stessa medaglia!
Voglio precisare però che le finalità non sono sempre quelle di "imbrogliare" il lettore ma qualche volta quelle di spiegare meglio un fenomeno, usando chiavi di lettura diverse a seconda dello studio che si sta conducendo.
Vi ho incuriositi?
Vi ho confusi?
A presto, sempre su queste pagine

Buon fine settimana a tutti

giovedì 18 settembre 2008

Il sondaggio sulla scuola superiore

Ho deciso di lasciare ancora un po' di tempo per raccogliere i vostri pareri sull'andamento dei diplomati nelle scuole superiori in Italia.
Sono in aumento o in diminuzione?
Non voglio fare grandi anticipazioni ma posso dare una piccola indicazione: le cose cambiano a seconda che si considerino i numeri assoluti o le percentuali.
Ho dato un'indicazione utile?
Oppure ho creato solo un po' di curiosità e/o di confusione in più?
Ci riaggiorniamo tra qualche giorno!
Buon fine settimana a tutti

giovedì 11 settembre 2008

La scuola superiore in Italia e i suoi diplomati

Nel post precedente avevo fatto cenno ad alcuni aspetti curiosi della statistica di cui avrei voluto parlare.
Ecco allora, finite le vacanze e con la ripresa delle attività, un po' per tutti, che mi accingo a riprendere il discorso lasciato in sospeso.
Per farlo propongo prima un breve sondaggio, come introduzione all'argomento, al quale vi chiedo di rispondere.
Mi piacerebbe sondare l'opinione generale sull'argomento: gli studi alle scuole superiori.
Con l'elevazione dell'obbligo formativo sancito per legge, unito ad una tendenza, che si era generata già spontaneamente, all'innalzamento del grado di istruzione conseguito dai nostri giovani, cosa sarà successo alle statistiche sui diplomati?
Qualche giorno per raccogliere i dati e poi potremo approfondire il discorso.
Per ora, buona settimana a tutti i miei lettori!

venerdì 18 luglio 2008

Ma sarà vero? Ossia: quando mancano le informazioni

Ho letto proprio oggi su un quotidiano a diffusione gratuita la seguente informazione:
"95% degli adolescenti dai 13 ai 17 anni usa internet regolarmente".
Si tratta di un'informazione scritta in caratteri grandi, in modo da attirare bene l'attenzione.
La mia mente di ricercatrice si mette subito all'erta: ma come? il 95%? chi l'ha calcolata? come? dove?
L'informazione flash é legata a un articolo in cui si parla dei rischi che i bambini possono correre navigando in internet, a causa dei pedofili.
Leggo attentamente l'articolo, alla ricerca di qualche informazione su come è stata calcolata la percentuale ma non ne trovo.
Sono un po' delusa ma sono anche abituata. Non è infatti la prima volta che mi imbatto in casi del genere, specie sui quotidiani a diffusione gratuita, dove gli articoli sono generalmente più brevi.
Questa abitudine, però, va a scapito della vera informazione!
Nel caso specifico, il dato su quanti utilizzano internet regolarmente, estremamente elevato (quasi tutti, in pratica!), sembra buttato lì per enfatizzare la gravità del rischio di essere adescati dai pedofili (scopo positivo, in questo caso) ma pare totalmente privo di rigore scientifico.
Sono diverse le domande che ci possiamo porre di fronte a una percentuale buttata lì in questo modo:
  • chi l'ha calcolata? Cioè quale istituto di ricerca, ente ...
  • dove l'ha calcolata? è utile conoscere cioè la territorialità. Mi spiego: riguarda i giovani italiani? i giovani europei? ... possono esserci differenze anche rilevanti!
  • che tipologia di giovani è interessata? Per esempio: tutti i giovani, solo gli studenti, ...
  • "usa internet regolarmente" - che significato diamo al termine regolarmente? Tutti i giorni? almeno una volta alla settimana? almeno una volta al mese?
La questione relativa alla frequenza riveste un'importanza non da poco.
Nell’impostare un'indagine, attraverso un questionario auto-compilato o attraverso un'intervista, un bravo ricercatore non utilizza il termine regolarmente, che di per sé non ha un significato univoco ma potrebbe essere interpretato in modo diverso da ciascun intervistato. Pone invece domande specifiche, con opzioni di risposta ben delineate (ad es. almeno una volta al giorno - 2/3 volte a settimana - 1 volta a settimana ...). In questo modo avrà elementi precisi per ragionare sulle risposte complessive ricevute.
Quindi, un ricercatore serio, quando divulgherà i risultati, specificherà esattamente anche con quale frequenza è stato osservato un dato comportamento (per es. l'utilizzo di internet).
Nei casi invece che si presentano vaghi, come quello al quale faccio riferimento in questo articolo, a mio avviso si vuole puntare sull'impatto emotivo, più che sulla reale informazione.
Non dando informazioni sulla fonte del dato (chi ha svolto l'indagine) si toglie al lettore la possibilità di andare ad approfondire.
Questo è scorretto in doppia misura: nei confronti del lettore, che non può approfondire, e nei confronti di chi ha prodotto il dato (cioè ha svolto il lavoro!) perché non viene citato (quasi sempre chi produce statistiche autorizza alla divulgazione delle informazioni con altri mezzi, a patto che venga citata la fonte, cioè chi ha fatto la ricerca).
Per fare altri ragionamenti sul "caso" di oggi, aggiungo poche veloci riflessioni:
se il 95% degli adolescenti usa regolarmente internet, dobbiamo supporre che almeno il 95% delle famiglie con figli adolescenti abbia a casa un computer con collegamento a internet.
Se ci riferiamo all'Italia, capiamo subito che questo è poco credibile.
Non è necessario andare a scomodare altri studi statistici. Ci basta un po' di logica!
Pensiamo ad esempio a un adolescente che frequenta le superiori; significherebbe che nella sua classe al massimo un solo ragazzo/a non ha internet a casa. Tutti gli altri ce l'hanno e lo usano regolarmente.
E' credibile? Basta pensare alle nostre conoscenze nella vita di tutti i giorni. E' così?
E' vero che si può utilizzare internet anche in altri contesti: a casa di amici, in molte biblioteche, negli internet point, ... Ma, con queste modalità, possiamo ancora parlare di uso regolare?

Ho voluto ragionare su un caso specifico letto su un giornale per rendere più chiare le mie argomentazioni.
Il mio intento con questo post era però in generale non tanto quello di “smontare” un articolo di giornale quanto quello di mettere in guardia i lettori dall'acquisizione superficiale di informazioni che paiono un po' inventate e poco realistiche.
Lo faccio per amore della statistica che purtroppo certe volte viene un po' bistrattata e a causa di questo rischia di perdere in credibilità.
Prossimamente tratterò di alcuni aspetti davvero curiosi della statistica.
Vedrete, ci sarà da divertirsi!

lunedì 7 luglio 2008

Come rendere interessante la statistica

La statistica, un po' come la matematica, genera degli atteggiamenti contrastanti negli interlocutori che non sono esperti in tali materie.
Generalizzando assai, possiamo identificare due tipologie fondamentali: gli affascinati e gli ignari.
I primi sono coloro che vedono la statistica come una materia estremamente difficile, diciamo "da cervelloni" e quindi provano ammirazione nei confronti di chi sa destreggiarsi nei suoi segreti.
Gli ignari sono coloro che invece non sanno cos'è, non capiscono di cosa si tratta neppure se cerchiamo di spiegargliela, e anzi al primo accenno la identificano come qualcosa di estremamente ostico, da cui è bene guardarsi.
In generale, comunque, troveremo in entrambe le categorie una buona rappresentanza di reticenti ad approfondire la conoscenza delle statistiche: dopotutto, se si tratta di numeri e di elaborazioni di numeri, saranno sicuramente noiose!
Questo può anche essere vero, in un certo senso. Un minimo di attenzione e di concentrazione sono richieste per capire di cosa si parla; non si tratta certo di leggere una storiella!
Anche se si può fare in modo che sia così ...
Lo statistico si accolla tutta la parte di organizzazione ed elaborazione dei numeri ma non è necessario che trasmetta tutto questo all'utilizzatore finale.
All'utilizzatore può essere lasciata la parte più gradevole, quella della lettura dei risultati finali che, seppure infarciti di qualche grafico e/o tabella (davvero ansiogeni per qualcuno, come ho potuto verificare nel corso del mio lavoro) possono essere resi in modo avvincente, in forma molto discorsiva, come se fosse un racconto.
Certo, tutto dipende dall'abilità di linguaggio dello statistico, e non sempre può essere facile per tutti.
Nei prossimi post presenterò qualche esempio concreto.
Per ora,
un saluto ai miei lettori!

martedì 1 luglio 2008

Alcune applicazioni, tra le più diffuse

L'ANALISI DI CONTESTO
Cos'è
L'analisi di contesto, essenzialmente di tipo territoriale, è fondamentale nell'ideazione di un progetto. Risponde alle domande: dove mi sto muovendo? quanto è grande l'area? quali sono le sue caratteristiche socio-domografiche? e quelle economiche? Di cosa necessita? L'analisi di questi elementi permette di definire in maniera concreta l'ipotesi di intervento e la sua fattibilità.
A chi serve
L'analisi di contesto può essere molto utile per le imprese che vogliono lanciare nuovi servizi sul territorio, e in questo senso diventa abbastanza simile allo studio di mercato, anche se più completa. E' invece indispensabile per gli enti pubblici (Comuni, in particolare), quando questi decidono di rispondere a bandi di finanziamento (regionali, comunitari, ...) per ottenere fondi per poter operare degli interventi sul loro territorio. Per accedere a questi finanziamenti, è necessario innanzitutto concorrere al bando presentando un progetto scritto. I regolamenti dei bandi danno sempre delle linee guida, per cui chi redige il progetto sa quali sono le informazioni che deve indicare ed è in questo facilitato. Tra i punti richiesti, è sempre indicato l'analisi del contesto territoriale, capitolo che aiuta a raggiungere un punteggio più elevato, se ben condotta. Tra i bandi attualmente aperti, si cita, per esempio, quello per il finanziamento dei Piani degli Orari (obbligatori per i Comuni con almeno 30.000 abitanti): anche questo bando prevede, tra i capitoli del progetto da presentare, l'analisi del contesto territoriale, come determinante per l'analisi di fattibilità dell'idea progettuale presentata.

martedì 24 giugno 2008

Cos'è la statistica?

Senza addentrarsi nelle solite descrizioni da manuale, che possono essere facilmente reperite, vorrei spendere un paio di parole sull'uso che se ne fa.
Spesso infatti la statistica è bistrattata, mal compresa, mal usata!
Qualcuno, infatti, ricordando la famosa storiella del pollo di Trilussa, ritiene che sia qualcosa di inutile, se non addirittura capace di distorcere la realtà. Altri credono che consista solo nel calcolare un paio di medie o al massimo di disegnare grafici con Excel.
Ebbene, bisogna fare molta attenzione: se non si conosce l'origine dei dati, se non si conoscono le regole esatte per calcolare medie, se non si è in grado di selezionare il grafico esatto per la rappresentazione che si vuole dare del fenomeno, il maluso della statistica può portare danni anche gravi: danni di immagine, danni economici (previsioni errate sulle vendite, esiti di studi di mercato distorti, ...).
Un bravo statistico si forma all'università - meglio diffidare di chi si improvvisa tale!